Microsoft Azure Stack: passaporto per la cloud economy

Un protocollo di rete sviluppato anni fa in seno al braccio ingegneristico di Internet, l’IETF è stata la fonte ispiratrice di una serie di nuove tecnologie Microsoft che facilitano la migrazione rapida delle proprie applicazioni sul cloud pubblico Azure.

E con gli incentivi previsti dal PNRR diventa ancora più conveniente per le piccole e medie imprese, portare il cloud di Microsoft sotto le proprie scrivanie, o nella fabbrica.

Finalmente, la cloud economy entra nella PMI.

Tutto comincia dalla virtualizzazione

Per introdurci alla cloud economy, Roberto Filipelli (Cloud and Enterprise Business Group Director for Italy di Microsoft), ha voluto ripercorrere a ritroso le tappe che hanno portato l’informatica dalla prima fase della virtualizzazione, quando un software chiamato “hypervisor” consentiva di creare una o più macchine virtuali indipendenti con un solo server fisico, fino all’infrastruttura virtuale del cloud.

Migrazione nel cloud? E’ semplice con Microsoft e NAV-Lab
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con R. Filipelli di Microsoft
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C’è una sottorete da spostare

In quella prima fase spostare le applicazioni installate on premises verso un data center di macchine virtuali era un’operazione vissuta senza particolari traumi. Bastava ricostruire sulle macchine virtuali la stessa sottorete implementata sui server fisici.

Una prolunga che porta al data center

La virtualizzazione, insomma, funzionava come una sorta di cavo magico: una prolunga capace di spostare il server della rete locale in un punto lontano dall’ufficio. Perché questa facilità è andata in parte perduta con l’avvento del cloud? Dopotutto il cloud non è altro che una infrastruttura virtuale dove accendiamo delle macchine virtuali.

Salvaguardare le applicazioni legacy

La spiegazione è legata proprio al concetto di sottorete, che nel cloud diventa completamente astratto. Gestire la migrazione di applicazioni aziendali installate sui server della stessa sottorete on premises è un conto. Ma a volte le applicazioni legacy dipendono da server che non possono essere virtualizzati insieme agli altri.

Server intransigenti

In altre parole: dove è possibile spegnere tutti i server di una sottorete e riaccendere in cloud esattamente le stesse macchine virtuali, basta intervenire sulle tabelle di reindirizzamento e le applicazioni non si accorgono neppure del passaggio. Il problema è che non sempre i server on premises si possono spegnere così impunemente senza compromettere il funzionamento delle applicazioni.

Un protocollo che viene dal passato

La soluzione immaginata dagli architetti di Microsoft Azure si rifà a un protocollo chiamato LISP, location identifier and separation protocol, che funziona come una doppia carta di identità. Per il LISP un server è identificato dal suo numero IP e da un secondo indirizzo che rappresenta la sua precisa collocazione nella rete. L’idea era stata studiata per ottimizzare l’uso degli indirizzi IPv4 in un momento in cui l’IETF stava definendo l’IPv6.

Ora ci pensa Microsoft

LISP ha avuto diverse implementazioni commerciali, ma fino all’impegno da parte di Microsoft i sistemi che consentivano di estendere il cloud ai server ancora residenti nelle aziende rientravano in una fascia di prezzo proibitiva per le PMI.

Strategia per l’edge computing

Nel 2021, Microsoft annuncia una formula di connessione al cloud, Azure Extended Network, che consente con qualche accorgimento (tecnicamente nel linguaggio del networking si parla di overlay di livello 3) di replicare in Azure una singola sottorete on premises che comprenda al massimo 250 server. La banda passante complessiva di Extended Network è di 700 Mbit al secondo, sufficienti per implementare in cloud diverse applicazioni e soprattutto per creare una maggiore consapevolezza sulle potenzialità di una strategia cloud che non si limiti puramente all’Infrastructure as a service. Microsoft sta realizzando un approccio pratico e universale al cosiddetto edge computing: la capacità di estendere il cloud dal centro verso la periferia.

StorSimple, dischi illimitati e flessibili

Il percorso ha avuto inizio dallo storage, con una famiglia di array di memoria di massa chiamata Microsoft StorSimple. La soluzione permette di disporre in azienda di una quantità di storage configurabile a piacere grazie a un approccio ibrido. La memoria di massa NAS (network attached storage) è disponibile in modalità cloud: le applicazioni non devono preoccuparsi se la capacità di memoria risiede on premises o viene “estesa” in modo del tutto trasparente su Microsoft Azure.

La nuvola diventa ubiqua

Dopo StoreSimple viene sviluppato una intera famiglia di soluzioni, Microsoft Azure Stack. Azure Stack Hub consente di creare una architettura di cloud ibrido direttamente in Microsoft Azure, utilizzando server che possono ospitare le applicazioni on premises. L’ubiquità del cloud aumenta, ma la soglia di accesso è ancora piuttosto elevata dal punto di vista della PMI.

Iperconvergenza, il cloud ibrido per la PMI

La rivoluzione arriva con Azure Stack Hyper-Convergent Infrastructure (HCI). Grazie alla collaborazione dei partner e degli hardware vendor, i prezzi del cloud ibrido di Microsoft cominciano a farsi decisamente interessanti. La configurazione più economica basata su un server a “doppia lama” parte da meno di duemila euro per un ambiente di edge computing particolarmente indicato per le aziende manifatturiere.

La fabbrica entra nella cloud economy

Con Azure Stack HCI, per esempio, è possibile configurare una infrastruttura cloud in fabbrica e realizzare, con l’aiuto dei partner Microsoft, soluzioni IOT, sistemi MES, applicazioni per la manutenzione predittiva e così via. Integrandosi perfettamente con ambienti ERP che risiedono su Azure, come Microsoft Dynamics Business Central.

Migrazione facile con Microsoft e NAV-lab: video-podcast

Roberto Filipelli di Microsoft presenta le soluzioni per la migrazione rapida verso il cloud (“FastShift”) nel nostro Webinar:
“Tecnologie Microsoft ed incentivi PNRR per l’innovazione digitale: le opportunità per le PMI”

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